Altro #07 | Interviste | pag. 17

Posted on Nov 10, 2014
Altro #07 | Interviste | pag. 17

Il mio luogo anarchico: intervista alla scrittrice Nicoletta Vallorani

Altro #07 | Interviste | pag. 17 | di Carlo Mologni

Il primo incontro di Presente Prossimo, il festival itinerante che da qualche anno interessa la provincia di Bergamo e che vede protagonisti alcuni tra i più importanti narratori italiani, è appena finito. La gente si alza in massa dalle sedie dell’auditorium delle scuole medie “Paolo VI” di Pradalunga e io mi accodo alla processione verso l’autrice insieme al collega di redazione Gianluca. Il tempo di imborsare la macchina fotografica, di impugnare matita e registratore, e ci troviamo di fronte a lei.
Lei è Nicoletta Vallorani, vincitrice del premio “Urania” 1993, docente di letteratura inglese e angloamericana all’Università di Milano edaffermata scrittrice del panorama italiano.

Carlo Mologni – Dal noir ai racconti per ragazzi fino al fantasy e al fantascientifico: qual è il punto in comune, il filo che guida la sua eclettica produzione, ammesso che ce ne sia uno?
Nicoletta Vallorani – C’è, e ce n’è più di uno. Sostanzialmente tutte le tematiche di cui mi occupo sono legate a ciò che sento, a ciò che percepisco. In realtà i miei romanzi li vedo come strumento di conoscenza, come atto conoscitivo della realtà, come esperimento per imparare a capire non tanto come è il mondo, ma la mia relazione con esso. Questo si riversa inevitabilmente nella formazione dei miei personaggi, la mia posizione più profonda si può riconoscere in essi. Dopodich è chiaro che essendo una donna i romanzi sono costituiti prevalentemente da protagonisti femminili, le tematiche tendono ad avere riferimenti a reali problematiche femminili.

Carlo Mologni – Dunque dietro al suo scrivere sta un impegno etico: scrive perché può o perché deve?
Nicoletta Vallorani – Per me è un atto di libertà, attraverso la pratica dello scrivere io riesco a essere veramente me stessa. è il mio luogo anarchico, è la realtà dove posso esprimere quello che sono e dove so che posso costruire molto, e quindi dove riesco a far trasparire al meglio il mio pensiero. è un atto di libertà ma anche un momento di relazione con ciò che mi sta attorno.

Carlo Mologni – E perché questo interesse per i ragazzi? Quale rapporto con essi all’interno della sua narrativa?
Nicoletta Vallorani – Credo che tutto sia partito dal fatto che faccio l’insegnante: ho potuto costruire man mano questa sensibilità per i ragazzi, approfondendola nella relazione con loro. Se uno le vive, queste esperienze, e ci si dedica completamente, risulta poi più semplice dipingerle e quindi capirle. L’insegnare nelle scuole superiori per me è stata un’esperienza importantissima perché è un mondo estraneo, un mondo che si può raccontare solo se si conosce. Non avrei mai potuto scrivere narrativa per ragazzi, né romanzi con protagonisti ragazzi se non avessi avuto a che fare direttamente con loro.

Carlo Mologni – Quali sono le influenze letterarie e di pensiero che attraversano la sua scrittura?
Nicoletta Vallorani – È per me sempre difficile rispondere a questo tipo di domanda perché ritenendomi una scrittrice e lettrice piuttosto onnivora risulta complicato definire delle linee guida nette. Sicuramente Conrad: la scelta della parola, l’attenzione al linguaggio e alla musicalità della frase rientrano nel mio modo di scrivere. Un’altra è Angela Carter: per me è molto importante anche dal punto di vista dell’impegno, l’idea che ci sia dentro la struttura del testo una volontà di svolgere un ruolo sociale. Poi anche Melville, Cormac McCarthy…per fortuna nel mio percorso formativo ho becchettato un po’ dappertutto, poi pian piano mi sono affezionata a questo genere. La scrittura veramente rimane uno dei lati più importanti della mia vita, quindi tutto ciò che riesco ad assimilare finisce lì.

Carlo Mologni – Più che influenze di pensiero si può parlare di esperienze di vita vissuta?
Nicoletta Vallorani – Si, è sempre così e io non posso fare altrimenti. Di norma quello che mi accade è questo, un romanzo nasce in questo modo: incontro una persona o un luogo che mi colpisce particolarmente, e in un qualche modo questo sedimenta insieme ad altre impressioni. Nel tempo i ricordi si affiancano e a un certo punto spuntano dei personaggi in una situazione assurda, tu li incontri e dici: “comincia a raccontarmi la tua storia”. Questa è la sensazione che ho, e quando questo succede sono velocissima e non ho neanche la sensazione di scrivere io. Però quello che succede lo devo accettare… non posso fermare questo processo. Finché ho un personaggio che comincia nella mia testa a raccontarmi la sua storia io non posso far altro che ascoltarlo. A dire il vero è poco professionale come metodo, ma sta qui il mio atto di libertà di cui parlavo prima.

Carlo Mologni –  Dunque sommariamente si rispecchia nella sua piccola avventuriera del tempo, Viola, protagonista de Il nome segreto della guerra, quando dice: “prima di narrare le storie devo averle capite…”, e cioè sperimentate, viste, vissute?
Nicoletta Vallorani – Si, è esattamente così.

Carlo Mologni – Che consiglio darebbe a un giovane scrittore dilettante?
Nicoletta Vallorani – Consiglierei quello che hanno consigliato a me. Anzitutto la professionalità e la consapevolezza degli strumenti, perché è come se vuoi cucinare: devi saper gestire gli strumenti prima di metterci mano; ma poi, quando un giovane scrittore ha acquisito queste due cose, è fondamentale che impari ad avere una certa fermezza nel creare la propria identità personale… è la cosa più complicata nell’editoria attuale, nel senso che è un momento in cui sembra che si venda solo quello che risponde alle esigenze dell’editore. Ma quella non è scrittura, è manovalanza. Invece quando uno scrittore raggiunge una propria identità e ha trovato gli strumenti con cui esprimerla fa della scrittura un’arte.

Carlo Mologni – È vero che lei scrive solo in notti buie e tempestose?
Nicoletta Vallorani – No, o meglio, ho scritto tantissimo quando le bambine erano piccole ed effettivamente scrivevo solo la notte. Comunque solo quando comincio a scrivere un libro preferisco non avere gente attorno, mentre scrivevo l’ultimo per esempio mi son portata dietro il lavoro già iniziato e l’ho continuato tranquillamente sotto l’ombrellone scrivendo a mano.

Carlo Mologni – Dunque la prima stesura la fa a mano o si affida alla tecnologia?
Nicoletta Vallorani – Effettivamente il computer mi ha cambiato la vita: ho sempre scritto soltanto con il pc fino a quest’ultimo esperimento letterario, ma ultimamente ho riscoperto la scrittura a mano e trovo piacevole combinare le due cose. La scrittura a mano è più meditata, e il computer ha cambiato proprio la modalità di composizione: con il computer sei più veloce, mentre a mano pensi di più, ti poni anche il problema di capire quello che hai scritto. Non avrei mai pensato di tornare alla scrittura a mano, invece c’ho provato quest’estate per esigenze materiali oggettive, ed è stata un’esperienza particolare.

Carlo Mologni – Quali titoli consiglierebbe tra film, libri, fumetti e giochi di società?
Nicoletta Vallorani – Allora, Apocalypse Now è un film che va visto assolutamente almeno una volta nella vita; libri: Moby Dick, se uno non l’ha mai letto lo deve leggere, The Dark Knight come fumetto, e il Monopoli come gioco di società… ah, caspita! Potevo consigliarvi quest’altro film: il Monopoli è in una scena di Qualcuno volò sul nido del cuculo, non l’avete mai visto? (silenzio imbarazzante) È che siete troppo giovani: è una delle scene più esilaranti mai esistite, vi consiglio vivamente di vederlo.

Carlo Mologni – Dove vorrebbe essere ora?
Nicoletta Vallorani – Al mare. Il mare è una condizione di libertà. Essendo nata in un paese di mare (n.d.R: San Benedetto del Tronto, nelle Marche) l’aspetto dell’appartenenza c’è, anche se trovo che sia il meno importante per me, anche perché è quello che ho messo a fuoco più tardi. Il mio sentimento di appartenenza al mare è ovunque io vada. Il mare è un orizzonte diverso, il mare è un rumore di sottofondo, il mare è anche l’aspetto incontrollabile dell’esistenza. È la forma naturale che più mi rappresenta.

Carlo Mologni – La prima idea che le balena in mente riguardo a un giornale con titolo “Altro – Giornale di Carta”?
Nicoletta Vallorani – Che coraggio! Non lo fa più nessuno un giornale di carta, un progetto ambizioso.

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