Altro #07 | Horror | pag. 8

Posted on Nov 22, 2014
Altro #07 | Horror | pag. 8

Uno scrittore americano ti spiega come riconoscere una vera storia di guerra

Altro #07 | Horror | pag. 7 | traduzione di Gianluca Ravanelli

Anzitutto, una vera storia di guerra non è mai morale. Non insegna nulla, non incoraggia alcuna virtù, né suggerisce modelli di nobile comportamento umano: non impedisce agli uomini di fare le cose che han sempre fatto. Se una storia di guerra sembra morale, non crederci. Se alla fine di una storia di guerra ti senti elevato, o se senti che qualche piccolo pezzetto di rettitudine è stato salvato dalla distruzione, allora sei stato vittima di una menzogna antica e terribile. Non c’è nessuna rettitudine, nessuna virtù. Come prima regola di base, quindi, puoi riconoscere una vera storia di guerra dalla sua assoluta e inderogabile lealtà all’oscenità e al male.
Puoi riconoscere una vera storia di guerra se ti imbarazza. Se non te ne frega niente dell’oscenità, non te ne frega niente del giusto, né della verità; se non te ne frega niente della verità, stai attento a come voti. Se mandi i ragazzi in guerra, arrivano a casa che dicono le parolacce.

Tim O’Brien (1946) è il più autorevole narratore e testimone statunitense della guerra del Vietnam. Nel 1979 riceve il National Book Award per Inseguendo Cacciato. L’estratto qui proposto è tratto dalla raccolta di racconti The Things They Carried (1990), in Italia pubblicata col titolo Quanto pesano i fantasmi, le cui storie sono considerate dalla critica come «in assoluto le migliori riflessioni che la narrativa statunitense abbia saputo esprimere sul conflitto in Vietnam» (La letteratura americana dal 1900 a oggi, Einaudi, Torino 2011, p. 334).

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