Altro #07 | Aggregazioni e disgregazioni | pag. 5

Posted on Nov 20, 2014
Altro #07 | Aggregazioni e disgregazioni | pag. 5

Campo di Libera a Favignana

Altro #07 | Aggregazioni e disgregazioni | pag. 5 | di Filippo Peci

In quel lembo di Mediterraneo che separa Sicilia e Sardegna sorge l’arcipelago delle Egadi. A Favignana, la più grande delle isole che lo compongono, ho trascorso una settimana presso casa Macondo, proprietà confiscata alla mafia, in occasione di un campo di “Libera”. Avevo sentito parlare di mal d’Africa, non di mal d’Egadi: attorno a quel microcosmo mi è parso di veder girare l’intero universo, almeno il mio.
L’infatuazione per l’isola passa tuttavia doverosamente in secondo piano rispetto alle mie nuove scoperte. Prima fra tutte la mia ignoranza. Infatti, ero convinto di sapere cosa fosse la mafia, arroccato sul mio immaginario di attentati, pizzi, proposte irrifiutabili… Poco più di una foglia di fico rispetto alla realtà.
Difatti lo scenario è radicalmente cambiato da quando Bernardo Provenzano (capo di Cosa Nostra dal ’95 al 2006) decise di rinunciare alla strategia stragista per passare a una strategia della “sommersione”. Mi si è rivelato come lo Stato, o meglio la sua assenza, sia il concime della propagazione mafiosa in Sicilia. È quando lo Stato manca, quando non si riesce a tutelare i diritti fondamentali del cittadini che questi, sull’orlo del baratro, si rivolgono a Cosa Nostra.
Dalla disgregazione trae dunque linfa vitale Cosa Nostra, nel vuoto delle istituzioni spande le proprie radici e infetta gli organismi della società ovunque sia in grado di arrivare: aziende, industrie, enti, istituzioni.
Nel circolo vizioso che corrode il nostro sistema qualcosa però si muove controcorrente. Qualcuno cerca di colmare le lacune statali: singoli si uniscono in associazioni; associazioni si assemblano in reti; tutti insieme si cerca di rispondere ai bisogni della comunità cosicché nessuno debba più invocare l’aiuto del mafiosetto locale. È successo di recente proprio a Favignana: Legambiente e l’associazione di pescatori dell’isola hanno lottato insieme perché questi conservassero le proprie aree di pesca che, nei disegni del comune, avrebbero dovuto essere sacrificate al turismo.

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