Altro #06 | Miopie| pag. 12

Posted on Ott 13, 2014
Altro #06 | Miopie| pag. 12

Lo sguardo chiaro di un egiziano e la miopia dei fondamentalisti

Altro #06 | Altro #06 | Miopie | pag. 12 | di Filippo Oggionni

Hurghada, Egitto. Mina Samir è seduto al telaio. Ha 23 anni e si è laureato alla facoltà di Psicologia di Qena: da allora lavora per pagarsi gli studi futuri, vuole ottenere il dottorato in Germania.
Samir inizia il suo racconto, rievocando le ingiustizie del governo trentennale del Rais a discapito dell’economia egiziana: pare infatti che la famiglia di Mubarak abbia accumulato circa 60 miliardi di dollari in trent’anni. Poi è salito al potere Morsi, membro di un’organizzazione di stampo fondamentalista, che ha illuso il popolo egiziano, chiuso le frontiere e tagliato le gambe alla crescita del Paese. Ma l’ex presidente non godeva del minimo appoggio popolare. Infatti, dopo poco più di un anno, il popolo è sceso in piazza: il resto è storia.
Ora c’è il generale Al Sisi e l’Egitto – mi racconta il giovane tessitore –, nonostante la dittatura militare, sembra essersi lievemente risollevato. Samir trova inaccettabili le azioni scellerate dei fondamentalisti e le loro decisioni poco lungimiranti. Allo stesso modo, condanna la miopia dei Fratelli Musulmani e di Morsi, ma anche di Hamas a Gaza, di Assad in Siria, di Boko Haram in Nigeria. Sottolinea invece che il mondo islamico non è solo dittature e califfati: i moderati sono sempre di più e limitano il raggio di azione di coloro che si nascondono dietro al Corano per giustificare atti di violenza. Infatti qualche giovane egiziano è sì morto in Piazza Tahrir lottando per guardare un po’ più in là, ma qualcun altro è sopravvissuto: sta lavorando al telaio e sogna di studiare in Germania.

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