Altro #04 | Scuola: politiche, prospettive e auspici | pag. 6

Posted on Lug 14, 2014
Altro #04 | Scuola: politiche, prospettive e auspici | pag. 6

Dispiace vedere delle buone intenzioni trasformarsi in pratiche sbagliate

Altro #04 | Scuola: politiche, prospettive e auspici | pag. 6 | di Carlo Dal Lago

Non so se capita a tutti perché ogni vita è abbastanza singolare. Dovrei chiedere in giro.
Comunque sia, a me capita che invecchiando non mi succede, come mi aspettavo, di sapere meglio quello che occorre fare. Mi ero immaginato che accumulando esperienza su esperienza, ad un certo punto uno diventasse più sicuro nelle scelte. Invece mi pare di essere arrivato ad una specie di saggezza negativa.
Vedo meglio quello che non conviene fare piuttosto di quello che sarebbe opportuno intraprendere.
Forse l’accumulo delle esperienze, e quindi anche degli errori, fornisce un aiuto a individuare le illusioni, i fantasmi che ci costruiamo per dare un senso a quello che facciamo o che vogliamo fare.
Io vedo questo volantino di questa Associazione per un’Educazione Libera e Reciproca e mi mette a disagio.
Sarà perché va a toccare argomenti, l’educazione e la scuola, di cui mi sono occupato per diversi decenni, che mi hanno dato di che vivere per decenni e hanno rappresentato una parte importante del senso della mia vita.
E allora mi dispiace. Mi dispiace vedere delle buone intenzioni trasformarsi in pratiche sbagliate.
vedere persone che vorrebbero migliorare il mondo o magari solo offrire esperienze più felici ai proprio figli, avviarsi su strade che secondo me sono illusorie.
Ho seguito un po’ ultimamente le esperienze delle scuole libertarie, sono anche stato ad un convegno nazionale a Verona qualche anno fa.
Sono esperienze che si rifanno per certi aspetti a teorie che sono state alla base del mio mestiere di maestro ed anche, se vogliamo, delle mie scelte di genitore.
Nel 1972 mi presentai alla prova orale del concorso magistrale. Dopo appena un anno di supplenze entrai in ruolo. Magari avevano solo visto che avevo voglia di fare il maestro.
Perché avevo voglia di farlo e di farlo in maniera nuova. Ero stato fulminato da “Lettera ad una professoressa” della Scuola di Barbiana e volevo come minimo cambiare il mondo a partire dalla scuola.
Questo per dire che quando leggo di scuola libertaria ho un’attenzione partecipe.
Dopo di che devo dire che sono proposte che – alcune più, altre meno – non mi convincono per nulla per una serie di motivi.
Non mi convincono per nulla rispetto ai bambini.
Mi è capitato diverse volte negli anni che dei genitori mi chiedessero consiglio per individuare la scuola migliore per i loro bambini.
La mia risposta è stata sempre quella: iscrivi tuo figlio alla scuola pubblica più vicina a dove abitate.
Non è questione di individuare maestri più o meno buoni. L’importante è che abbia i compagni di scuola del suo quartiere perché la scuola non dura ventiquattro ore al giorno. Poi c’è il tempo libero quando può andare a giocare al piano di sotto con un suo compagno o nel cortile, quando c’è, della casa vicina. E se non c’è il cortile c’è il campetto, il parco dove ritrovarsi.
Dirò di più: nella scuola pubblica trova la realtà. La realtà dei compagni capitati lì per caso, di estrazioni sociali diverse, di famiglie diverse. Magari troverà un po’ meno ricchi ma di sicuro, per esempio, troverà più facilmente figli di immigrati ed è lì che imparerà, indipendentemente dagli insegnanti, cosa significa diversità.
Non si combatte il razzismo facendo prediche piene di buone intenzioni in scuole dove la pratica della vicinanza non è prevista.
Quanti figli di immigrati vanno in queste scuole? Quanti disabili?
Dici: ma la maestra tale è autoritaria, quell’altra non si aggiorna, quell’altra ancora non ha voglia di fare. Non vorrei che il mio bambino rimanesse male o che le sue potenzialità venissero soffocate.
Siamo poi sicuri che la scuola debba esprimere le esigenze dei genitori?
Io direi: ma tu che genitore sei se non sei in grado di sostenere tuo figlio in difficoltà? Non ti pare di avere anche poca considerazione delle possibilità del tuo bambino? Credi proprio che non abbia le risorse per resistere a qualche ingiustizia? Credi che per lui sia meglio non incontrare mai un compagno prepotente o un insegnante ottuso?
E poi, che genitore sei se pensi che l’educazione stia tutta nella scuola?
Siamo poi sicuri che la scuola debba esprimere le esigenze dei genitori?
Ho incontrato centinaia di genitori nel mio lavoro. Autoritari e permissivi in varie forme, consapevoli e inconsapevoli. Il più delle volte ho dovuto mettermi dalla parte del bambino, magari mentendo sulle sue capacità per evitare eccessive richieste di prestazioni che al bambino venivano fatte.
Ripeto, siamo proprio sicuri che la scuola debba esprimere le esigenze dei genitori? Non è forse meglio che i bambini stiano al riparo dalle credenze dei genitori?
Certo non sarà la scuola ideale, certo il bambino correrà il rischio di avere un brutto rapporto con la matematica (dico la matematica perché è successo a me di scoprire quanto fosse divertente solo quando cominciai a insegnarla ma potrebbe valere per la lettura o la geografia o la pittura) ma è sensato ipotizzare una scuola dove non si corrono rischi? E’ possibile che ci sia?
E’ possibile una vita senza rischi?
E che strumenti di conoscenza avrà il bambino che non fa esperienze sgradevoli? Non gli stiamo togliendo delle opportunità?
A volte i cattivi esempi, come le cattive compagnie, insegnano più dei buoni. Se non altro indicano quello che non si deve fare lasciando ampio spazio libero per quello che si può fare.
Un poeta ha scritto:

Ho avuto cattivi maestri.
E’ stata una buona scuola.
(Arnfrid Astel, Sguardo retrospettivo)

Io sono abbastanza d’accordo.
C’è chi pensa che costruire scuole esemplari finisca per influenzare tutto il sistema educativo.
In effetti è così se penso a Barbiana o a Summerhill o all’Escuela Moderna di Francisco Ferrer. Ma credo anche che queste esperienze siano nate perché non c’erano alternative. Sono nate da condizioni che forse adesso non ci sono più. In un altro campo, ad esempio, le società di mutuo soccorso erano indispensabili in mancanza di un sistema pensionistico o di un servizio sanitario pubblico. Farsi la clinica privata oggi significa solo costruirsi un sistema d’élite per la salute riservato a quelli che se la possono permettere.
Certo che la scuola va rinnovata ma va rinnovata a tutto campo. Se la scuola in Italia non è quella di cento anni fa dipende prima di tutto dalle lotte operaie e contadine per una migliore condizione di vita, per salari più alti e di conseguenza dall’aver ottenuto – a caro prezzo – una scuola per tutti. E poi dipende molto dalle esperienze di Celestin Freinet e Mario Lodi che hanno praticato nuovi modi di fare scuola dentro le scuole pubbliche, con le risorse delle scuole pubbliche, con bambini e genitori che si sono trovati lì. Altrimenti si finisce come con le scuole Montessori. La Maria Montessori è stata una grande riformatrice, le sue idee hanno pervaso e stimolato molte pratiche, ma le scuole montessoriane in Italia sono diventate delle riserve dell’ortodossia a cui accedono i benpensanti che possono ben pagare. Per non dire delle scuole steineriane.
Isole felici, forse.
Ma io sono contrario in linea di principio alle isole felici.

7 Comments

  1. Cooperativa Diagramma
    14 Luglio 2014

    Credo sia l'articolo più bello pubblicato fino ad oggi…

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  2. Gian Michele Bergamelli
    15 Luglio 2014

    se le cosiddette "isole felici" sono fruibili solo da ricchi (non amo il termine "benpensanti", perché mi fa sentire "malpensante" e non è vero!)…peccato! se la scuola paritaria è "povera-o-quasi": LA SCELGO!

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  3. Ornella Gili
    15 Luglio 2014

    Carlo…come sempre teneramente efficace.

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  4. Cooperativa Diagramma
    15 Luglio 2014

    Non credo sia una questione di soldi ma di classismo…

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  5. Alessandra Merisio
    15 Luglio 2014

    Grande Carlo

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  6. Davide Facheris
    17 Luglio 2014

    Sono di parte perchè faccio parte di ELIR Eduacazione Libera e Reciproca. Carlo ci aveva scritto questa lettera in privato già a Febbraio. Io mi arricchisco delle sue riflessioni e poi purtroppo non trovo una proposta concreta su cosa fare di fronte a certi problemi tipo "Mio figlio prima di andare ascuola passava ore a giocare con i numeri su un foglio di carta e dopo 2 mesi non ne vuole più sapere, lo vedo svogliato, triste, apatico". Come lui dice all'inizio, ha chiaro cosa non fare e non cosa fare. L'unica proposta che trovo (iscrivere i figli alla scuola più vicina per coltivare la comunità locale) la apprezzo nell'intento che ho molto a cuore. La comunità locale, possiamo coltivarla ancor più con le scuole familiari in cui si fa comunità anche fra adulti. Io rispetto tutte le persone e le idee di tutti, apprezzo e lotto per la libertà di ognuno nella direzione del rispetto anche di quella altrui. Apprezzo molto chiunque si interroga e cerca di dare qualcosa nella vita per il benessere di tutto e di tutti, chi non si chiude in un'idea precostituita e penso che noi di ELIR non lo stiamo facendo, ci interroghiamo giorno per giorno e vedremo giorno per giorno come andrà. Abbiamo le nostre preferenze e le coltiviamo come altri fanno con le loro. Forse Carlo si è "scontrato" quasi sempre con un certo tipo di genitori, visto le esperienze che riporta. Io vedo in questi anni un fiorire di "nuovi genitori" di una "nuova cultura" , non penso vogliano fare da balie ai loro figli una vita intera e al contempo nemmeno darli in pasto ad un sistema ottundente (mi pare le nuove generazioni siano u po' in crisi, la società anche, la politica anche, forse qualcosa non funziona o no?)… vi invito a leggere "io non sono mai andato a scuola" di Andre Stern, libro che ancora non ho letto (ma che ordino proprio ora online) ma ho conosciuto lui in persona. Buona lettura e buona vita a tutti/e. A risentirci presto x arricchirci con le nostre riflessioni reciproche. Davide

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  7. Davide Facheris
    17 Luglio 2014

    http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=309
    Andrè Stern sua mamma maestra elementare e suo padre pedagogo e non l'hanno mandato a scuola… vorrei sottolineare che io non sono un estremista anti-scuola. A me la scuola ha dato qualcosa che ritengo utile e nutriente, mi chiedo se l'avrei potuto avere comunque anche in un altra "scuola". Mi chiedo quanto mi ha dato la scuola di non utile e intossicante (modi di fare autoritari ad esempio) e non riesco bene a misurarlo… buona strada a presto Davide Facheris

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